Puoi “svuotare la mente” e “zittire il giudice mentale”?

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Il concetto del Tennis Mentale è basato su questa semplice idea: la chiave della performance ottimale è nella mente del tennista.

E’ nella mente che creiamo non tanto la vittoria, quando la sconfitta caricandoci di pensieri e giudizi mentre dovremmo dedicare tutta l’attenzione esclusivamente al gioco.

Non e’ facile, ma in questo terzo articolo di questa prima serie dedicata al Tennis Mentale sarò estremamente pratico. L’obiettivo è mostrarti due semplici esercizi (e un allenamento) per ottenere due comportamenti molto importanti e difficili per la maggior parte dei tennisti (che non gestiscano attivamente il controllo della mente con tecniche di Tennis Mentale).

Come puoi “svuotare la mente”

L’obiettivo di svuotare la mente è soprattutto quello di tranquillizzarla e di evitare che carichi di pensieri e parole (che arrivano alla nostra percezione ogni secondo) che inevitabilmente ci portano in sovraccarico mentale. Il sovraccarico mentale disturba l’unico vero obiettivo a cui dobbiamo tendere: la connesione mente corpo orientata all’azione fisica prima di tutto, e tattica successivamente.

Ma tutto ciò che non è tennis è disturbo.

Per “svuotare la mente”:

prendi un piccolo oggetto (una pallina da tennis, o le chiavi), lancialo in aria e prendilo al volo. Durante i secondi in cui quest’oggetto starà in aria avrai l’esperienza della mente vuota. Niente pensieri.

E’ probabile che ripetendo l’esercizio una seconda volta, i pensieri arrivino, perché ora sai di cosa si tratta e quindi inizi a creare pensieri e a riempire di nuovo la mente.

Ma hai capito probabilmente il trucco: per svuotare la mente, devi essere coscientemente concentrato su qualcosa che richieda la connessione mente corpo e che quindi impedisca la creazione di pensieri disturbanti.

Cosa è esattamente la connessione mente corpo?

Un altro semplice esercizio te la fa provare:

stai in piedi su una gamba e mantieniti in equilibrio. Senti come funzionano i tuoi muscoli mentre lavorano per tenerti in equilibrio. Più ti concentri sui tuoi muscoli più profondamente avrai la percezione del lavoro del tuo corpo.

Ora, fai un’altra cosa: mettiti in equilibrio sulle due gambe e contrai i muscoli delle gambe volontariamente, per sentire come si muovono. Senti la differenza tra i movimenti inconsci dei tuoi muscoli quando lavorano per tenerti in equilibrio. Sentirai sicuramente la differenza

I movimenti involontari sono quelli dove il tuo corpo si muove seguendo la mente inconscia e appunto il collegamento mente corpo.

Puoi capire come i pensieri che affollano normalmente la nostra mente possano rompere questo delicato collegamento. Ma e’ il collegamento che il tennista ha quando si trova nella “zona” ed è una situazione a cui dobbiamo tendere il più possibile.

Come “zittire il tuo giudice mentale”

Chi è il giudice? Sei tu, ovviamente. Ogni tennista (che non usi tecniche specifiche di controllo mentale) avrà l’esperienza di essere giudice costante e tendenzialmente punitivo di ogni errore o colpo non abbastanza efficace (sempre secondo il giudice!).

Questo giudice è sempre presente anche nella nostra vita. Ma è possibile zittirlo.

Ecco un altro semplice esperimento per farti testare il tuo “giudice mentale”:
Prova a colpire con una pallina, un’altra pallina a 5 metri di distanza. Esercizio semplice.

Ora domandati:

  • mi sono criticato quando ho mancato la pallina?
  • ho avuto dei pensieri negativi?

Probabilmente le risposte saranno entrambe negative. Quando hai fatto questo semplice esercizio il tuo giudice mentale se ne stava tranquillo e silenzioso (se non fosse cosi’ significa che ne hai uno veramente ingombrante!)

Questo esercizio ti dimostra che puoi fare delle cose sul campo di tennis senza attivare il tuo giudice mentale. In questo modo puoi essere totalmente focalizzato su quello che devi fare.

Entrambi questi esercizi (“svuotare la mente” e “zittire il giudice”) hanno l’obiettivo di aiutarti a essere totalmente focalizzato sul tuo gioco, senza distrazioni che interrompano la “zona” che ti permette di giocare al tuo meglio.

Come allenarsi a percepire la mente nella “zona”

Per una settimana, dopo l’allenamento (o dopo almeno 4 allenamenti se ti alleni solo una volta alla settimana) fatti queste domande:

  1. Dove, durante l’allenamento, hai provato movimenti istintivi del tuo corpo, non controllati consciamente da te?
  2. Ti ricordi momenti in cui avevi la mente vuota? I cui eri nella “zona”, totalmente focalizzato su ciò che stavi facendo senza pensieri che occupassero inutilmente e dannosamente la tua mente?
  3. Hai fatto errori senza giudicarti, ma accettandoli come parte del gioco o di te stesso? E come hai giocato dopo che hai accettato in questo modo gli errori? E come hai giocato quando invece il tuo giudice mentale ha iniziato a emettere le sue sentenze?

Dopo che ti sarai fatto queste domande per una settimana (o un certo numero di allenamenti) avrai una percezione molto più elevata del ruolo della mente nel tuo gioco e soprattutto del fatto che puoi controllarla.

Avrai iniziato ad applicare le basi del Tennis Mentale e sarai pronto a imparare tecniche e trucchi mentali di cui ti potrai fidare per far rendere al meglio il tuo gioco.

In sostanza: con questi esercizi inizi a percepire il funzionamento della tua mente mentre giochi a tennis e capisci che lo puoi gestire, modificare, controllare. Hai capito che la tua mente può iniziare la sua opera di disturbo ma tu puoi evitare di ascoltarla e tenerla sotto controllo. O, come vedrai approfondendo il Tennis Mentale, puoi usarla per acquisire dei reali vantaggi sul tuo avversario.

Come sempre ti invito a scrivere qui sotto i tuoi commenti su questo nuovo articolo.

28 comments

  1. Svuotare la mente sarebbe uno dei miei traguardi per quanto riguarda il tennis e non solo… A questo proposito ho iniziato a fare anche un po’ di yoga, sicuramente mi aiuterà. Comunque, analizzando il mio tennis ho notato una cosa interessante: gioco molto meglio coi maschi, probabilmente perché non subentrano quell’infinità di pensieri che continuano a ronzare nella mia testa quando invece gioco con le donne. Non voglio fare troppa filosofia, ma tra le persone dello stesso sesso c’è un tipo di competizione che secondo me va oltre il tennis, che genera questi pensieri che poi non ci danno pace 🙁 Non trovo un’altra spiegazione…
    In conclusione: il consiglio lo trovo ottimo, fondamentale per giocare un buon tennis, e purtroppo difficilissimo da mettere in pratica.

    1. E’ veramente questione di allenamento. Anche il tennis sembra difficilissimo da mettere in pratica… all’inizio, ma poi quando impari puoi concentrarti non su come mettere i piedi o le braccia, ma come mandare la pallina dall’altra parte per fare il punto. Anche per la mente, e’ questione di allenamento e di tecniche su cui allenarsi.

      1. Grande Amin, sono preparatore atletico di Scherma e laser standard (vela) e da tanti anni seguo i miei atleti anche sotto questo profilo. Questa per me è la grande battaglia, i pensieri inutili e negativi che come il vento che increspa le acque del lago (la mente) così nei momenti cruciali vanno a disturbare la prestazione. Se sono qui è perché siamo sempre alle prese con fortissimi atleti che però spesso sono preda di questi nemici, se stessi. Grazie per i tuoi consigli.

  2. Lo trovo troppo complicato da mettere in pratica ci vorrebbe qualcosa di piu semplice per cercare di mantenere la mente libera durante il match pero questa cosa secondo me e difficilmente allenabile perchè ogni tennista essendo un essere umano presenta mille sfaccettature diverse del suo carattere quindi bisognerebbe fare come un buon dietista prescrivere la dieta per ogni singolo indivuiduo e non creare un modello adatto a tutti venturini daniele tc chioggia 4.2

    1. Daniele, le strategie mentali sono comuni a tutti, anche se le usiamo in combinazioni diverse per ognuno di noi (un po’ come gli ingredienti quando cuciniamo). Quindi e’ realmente possibile imparare delle tecniche base e poi applicare quelle che per te funzionano meglio nella tua situazione. Come per il gusto in cio’ che cuciniamo, cosi’ per le strategie mentali conta esclusivamente il risultato, cosa otteniamo. Ma e’ importante capire che possiamo scegliere.

  3. Interessante quanto suggerisci. Spesso, quando gioco e sbaglio, mi do del somaro, penso il perchè di ogni errore e così peggioro le cose, ma soprattutto è il mio avversario che “sente” il mio disagio. Quando invece, dopo un pò che gioco e non mi arrabbio più ad ogni errore, inconsiamente il mio gioco migliora in modo eclatante.

  4. volete sapere il trucco per sentire la palla nella racchetta? la frazione prima dell’impatto stringi forte l’impignatura della racchetta, di solito questo non si fà bene, proprio perchè non si è cosi concentrati da eseguire facilmete questo fondamentale particolare. buona fortuna

  5. Ottimo articolo.Proprio così la mente ci aiuta ma se è presente un nostro giudice severo il gesto atletico e la partita di tennis sarà penalizzata.
    Quali altri consigli di training ci puoi offrire?
    Celidonio

  6. Il consiglio dal punto di vista teorico é assolutamente valido, ma probabilmente applicabile solo da chi, durante la giornata fa solo tennis e non si dibatte tra lavoro, famiglia, etc.
    Comunque grazie, ogni consiglio é una buona occasione per riflettere.
    CT3 PA

    1. Personalmente sono tecniche che gia’ conoscevo e applicavo sul lavoro e nella vita. Mi sono domandato come potessero funzionare anche per un passatempo come per me e’ il tennis e ho scoperto che funziona. Quindi cio’ che impari per il tennis ti puo’ servire nella vita di tutti i giorni (e viceversa). E’ sempre la tua mente e imparare a controllarla e’ un obiettivo chiave.

      1. ciao, sto cercando qualche informazione utile per il mio caso… dato che non riesco ad ottenere una soluzione e soprattutto a “rifarmi”. ho iniziato da poco a giocare a tennis, e subito ho iniziato a progredire rapidamente le mie capacità. da diversi allenamenti però tutto è andato in discesa… soprattutto da quando il mio maestro non mi allena più da sola, ma con altre ragazze, su mia richiesta perchè volevo provare come era con un po di competizione… forse faccio fatica a reggerla, perchè voglio essere la più brava, ma durante l’allenamento non riesco a combinare niente di buono, e ad ogni colpo sbagliato mi colpevolizzo troppo, che quello successivo peggiora ancora di più… sono proprio in una fase buia, ma per il momento non ne sono ancora uscita… cerco aiuto disperatamente! GRAZIE

  7. Secondo me bisognerebbe pensare a quello che bisogna fare(tennis percentuale)in ogni punto e in ogni situazione non a quello che non bisogna fare.
    Cerco di spiegarmi meglio bisogna concentrarsi molto solo in alcuni punti del game o del set in genere sono a due punti dal game o due game dal set solo cosi si puo’ allentare la tensione………

    1. Consiglio assolutamente corretto. Infatti e’ impossibile concentrarsi su cio’ che NON bisogna fare! Se pensi a cio’ che NON devi fare, necessariamente devi prima immaginarlo (tipicamente visualizzarlo) e in questo modo condizioni la mente proprio nella sua direzione. Serve poco o niente poi razionalmente dire “no” a quell’immagine vivida nella mente.

  8. Uso un metodo molto diverso.
    Durante l’allenamento faccio un errore: cerco di capirne il motivo. Può essere stato un rimbalzo irregolare, un rovescio tagliato giudicato troppo o poco rispetto al reale, oppure un errore tecnico mio. Nell’ultimo caso, quello davvero importante, cerco di capire la ragione dell’errore, per esempio posso essere stanco, distratto, oppure ho “dimenticato” di eseguire il movimento esatto. Tutto ciò mi aiuta ad affrontare serenamente gli errori, anche se gli amici mi criticano… “Cerchi sempre una scusa”, “Hai sbagliato, e basta!”.
    Per quanto riguarda la “zona” devo dire che è una novità per me e l’ho capita poco. Non ci avevo mai pensato in questi termini. Ci badavo di più quando giocavo a ping-pong, sport nel quale il tempo per ragionare non esiste. Nel tennis si può ragionare ad ogni colpo, pensare cosa fare ecc. Forse la “Zona” consiste in questo?

  9. Condivido, ma condivido anche le perplessità sull’attuazione.

    Per riuscire a farlo ho sperimentato che (tutte ovvietà, ma a volte fanno la differenza):

    – bisogna GIOCARE una partita come se stessimo PALLEGGIANDO (cercare il vincente in situazione comoda, mai in recupero: riesce una volta su 10 e le altre 9 è frustrante, oltrechè gasa l’avversario come se avesse fatto un vincente lui) e PALLEGGIARE come se stessimo GIOCANDO a Wimbledon in finale contro Federer (impegnarsi su ogni palla, anche quelle di poco fuori).
    – bisogna essere totalmente convinti delle proprie capacità.
    – ogni particolare è importante, anche le scarpe allacciate con la medesima tensione e un abbigliamento comodo che vi faccia sentire a vostro agio.
    – una volta trovato telaio, corde e tensione non cambiare.
    – non cambiare idea in corsa: una palla profonda e pesante è meglio di un vincente, farete il punto al prossimo colpo.
    – non parlate, tantomeno urlate: sprecate energia e dichiarate la vostra inferiorità.
    – non fatevi trovare gratuitamente in zone del campo che non vi sono consone e posizionatevi dove avete deciso, non dove pensate che arriverà la palla: l’anticipo va bene, ma non esagerate, spostatevi soltanto quando il vostro avversario ha deciso il colpo, se è bravo a fintare avrà meritato il punto e voi non avrete quella sensazione sgradevole di averglielo regalato.
    – infine studiate un rituale di concentrazione che distende voi e irrita un poco l’avversario, ma senza indispettirlo troppo: non è bello a vedersi, è poco sportivo e se lui è molto più forte di voi non avrete alcuna chance, la sua reazione sarà furibonda (ad esempio, ogni tanto, fate rimbalzare la palla prima del servizio in maniera leggermente più prolungata, ma non ripetete il lancio di palla se non quando l’avete effettivamente sbagliato).

    1. Molti dei miei errori derivano da incapacità di leggere tatticamente le situazioni:
      1. Spesso si cambia idea mentre si è in corsa o peggio non si ha un’idea di posizione o di gestione del punto.
      2. Molto spesso aspetto l’esito del mio colpo e poi decido cosa fare, ovviamente sono poi in ritardo nella discesa a rete
      3. Colpi troppo esagerati già sulla risposta ad una battuta lenta.
      Tutte situazioni che appesantiscono la leggerezza mentale.
      Gli errori e i propri limiti si accettano più serenamente se accompagnati da decisioni certe e da scelte precise in campo, poi l’avversario fa quello che vuole però almeno non ci sono rimorsi.

  10. sono un egoista,cosi dice sempre mia moglie,sposatomi nel 64,mi sono detto qual’è lo sport che posso fare anche in età avanzata?IL TENNIS-ho fatto l’impiegato di banca,ma la sera quando uscivo da questa andavo a giocare atennis.sconfitte imparando il motivo,vittorie utilizzando fisico e mente.resultatocampione toscano over 70 nel 2008 a72 anni.ora gioco per mantenimento.SONO UN DROGATO DEL TENNIS. Vi saluto cordialmente vittorio

  11. L’idea base di avere la mente libera da pensieri negativi mentre si gioca a tennis e’sicuramente un concetto fondamentale al fine di evitare il ripetersi di errori evitabili (a causa del nervosismo che subentra e ci attanaglia sempre più….) e migliorare la qualita’ del gioco; d’altra parte lo stesso concetto puo’ applicarsi anche nella pratica quotidiana in tutte le attività che richiedono un alto grado di concentrazione e conseguenze frustranti in caso di errore. La cosa pero’ risulta, come noto a tutti, piu’ facile a dirsi che a farsi e forse non c’è un metodo standard buono per tutti per liberarsi da tutti quei condizionamenti mentali che alla lunga determinano la qualita’ dei risultati raggiunti, questo considerando il diverso carattere e la diversa indole delle persone. Io credo che anche la capacita’ di tenere sotto controllo gli impulsi negativi che ci vengono dalla mente puo’ essere allenata, ma i risultati non sono facilmente raggiungibili in tempi brevi se non si passa attraverso un percorso di crescita graduale basato anche su tutto un background di esperienze sia positive che anche negative del passato. In pratica, per esempio, ritengo che bisognerebbe partire dal concetto che gli errori fanno parte del gioco e che quindi devono essere accettati in maniera “positiva”e non colpevolizzante, sia durante la partita che soprattutto quando ci si ripensa dopo la partita e si analizzano i motivi dello sbaglio o della sconfitta. Allo stesso modo bisogna cercare di concentrarsi sempre, soprattutto nei momenti di difficolta’ o di crisi, sui particolari utili e buoni, senza farsi troppo parassitare la mente dalla situazione generale. Partendo da qualcosa di buono si cerchera’ quindi di fare un altro piccolo passettino in avanti verso l’uscita dalla crisi e cosi’ via, senza pensare che ci sia a portata di mano realisticamente la mossa strategica risolutiva di tutto immediatamente. In conclusione il mio consiglio e’ quello di prendere per “normale” il cattivo, accettandolo con una certa filosofia, e focalizzare invece molto di piu’ la mente su quello, magari poco, che e’ andato bene o ha funzionato.

  12. In conclusione leggendo tutti i vostri commenti…la cosa più importante è la sicurezza di se e delle proprie possibilità prendendo gli errori con filosofia…e soprattutto divertirsi divertirsi…

  13. Condivido l’opinione che sono ottimi consigli ma difficilmente praticabili. Credo di avere la “sensazione” di cosa si intende per “zona”, una sorta di concentrazione libera da tutti gli altri pensieri durante la quale si riesce a giocare a tennis in modo ottimale, concentrati e consapevoli. Cerco spesso di raggiungerla mentre gioco, soprattutto le partite più importanti, ma è difficilissimo! Per quanto riguarda la similitudine tra vita “reale” e tennis mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a capire la mia esperienza. Giocavo a tennis da ragazzina ma ogni partita di torneo era un dramma; una vera e propria sensazione di panico prima della partita che la maggior parte delle volte determinava uno stato di totale assenza durante l’incontro tanto che spesso uscivo dal campo senza essermi accorta di aver giocato. Ovviamente ho smesso, prima di fare tornei e poi di giocare. Recentemente ho ripreso, con la speranza che le esperienze fatte nel frattempo mi avessero aiutata a superare uno stato mentale che attribuivo fondamentalmente ad immaturità, ma niente è cambiato. La sensazione di tensione pre-incontro è sicuramente molto simile alla sensazione che ho provato prima degli esami all’università o prima di interventi davanti ad un pubblico anche numeroso, per lavoro, ma mentre nel caso degli esami e del lavoro una volta iniziato tutto passa e la mente ragiona in modo lucido ed efficiente, nel tennis tutto resta come tanti anni fa. Perchè è così diverso? Ho qualche speranza di riuscire a giocare qualche partita in modo rilassato oppure è inutile che insista?

    1. Grazie del consiglio….per quanto riguarda la tua esperienza….spero vincerai presto la tua emotivita’ in campo….se puo’ esserti d’aiuto, ricorda sempre che il tennis alla fine è solo un gioco, e che nella vita ci sono cose ben piu’ importanti….io non faccio tornei, ma ho sempre praticato sport anche alivello agonistico….e forse nel tennis piu’ che mai vale la regola che la cosa piu’ importante è essere concreti

  14. Penso che la tecnica di sgombrare la mente da tutti i pensieri sia estremamente efficace nel raggiungere tanti obiettivi quotidiani.In effetti i pensieri negativi spesso ci costringono a contorsioni mentali che non portano da nessuna parte.Queste tecniche sono note da molti anni e vanno sotto il nome di training autogeno o meditazione. Per essere efficaci però queste tecniche necessitano di un allenamento quotidiano o anche più volte al giorno..solo così sarà possibile in pochi secondi sgombrare la mente e raggiungere uno stato di calma concentrata su quello che stiamo facendo( in questo caso la partita a tennis ).
    Se ci alleniamo ogni giorno questo risultato sarà molto facile da conseguire.
    In effetti tutti i grandi sportivi usano abitualmente queste tecniche.

  15. ringrazio tutti per ivostri consigli sempre utili….volevofare una domanda…premetto che sono un principiante e gioco da 1anno e mezzo con costanza e lezioni….io gioco ogni settimana con un amico che è piu’ forte perchè ha giocato a buoni livelli da giovanissimo, quindi ha piu’ colpi e una padronanza che io ancora non ho…il fatto è che perdo sempre, credo anche giustamente.Ma quello che sento è che mi diverto perchè al di la’ dei risultati, spesso riesco ametterlo in difficolta’, avolte gli strappo anche il servizio…ma nei punti importanti no ho la capacita’ di gestirlo….la domanda è:
    …secondo voi è giusto continuare a giocare con lui continuando a perdere, o forse è meglio smettere?
    PS: io credo che un giorno l’ho battero’

  16. E’ giusto continuare a giocare con lui, ma gioca anche con altri e aumenteranno le tue probabilità di batterlo perchè sperimentarai altri modi di giocare e metterai in pratica altre “tattiche” che ti saranno poi sicuramente utili anche contro di lui

  17. Sono in sintonia con tutti coloro che hanno messo in evidenza la reale difficoltà di sgombrare la mente dalle negatività, dalle difficoltà, dalle carenze varie che ci impediscono un gioco brillante e vantaggioso. Tanto più che questa operazione di “spazzatura” va eseguita in un decimo di secondo o poco più. E’ un training autogeno che, secondo me, va fatto in ogni occasione di gioco, sia esso agonistico o per puro allenamento. Dev’essere un esercizio mentale di determinata e forte volontà a pensare in positivo per ogni azione tecnica, tattica e atletica espletata durante il gioco.” Vedere” un millesimo di secondo prima l’azione da fare,”vedere” la palla avversaria nella sua direzione eventuale,”vedere” il colpo anticipato o quello di attesa nelle varie situazioni tattiche non è agevole, ma tramite molta concentrazione si deve spazzar via ogni accumulo di altri pensieri che vanno ad ingolfare la mente e con estrema “leggerezza” di una mente sgombra, agire solo con i mezzi tecnici-tattici che si hanno a disposizione e farlo senza pensare di sbagliare o di essere mal giudicato. La libertà del gesto è vera scioltezza e la libertà senza preoccupazioni della mente è la sicurezza di riuscire al meglio in ciò che si sa fare. Queste peculiarità vanno conquistate con allenamento, concentrazione e pervicacia. Ciao, Pietro.

  18. Inutile, le tento tutte, dall’allenamento fisico a quello mentale, cerco la calma, seguo il respiro, mi concentro, ma niente da fare, gli errori fioccano a dismisura! Ormai quest’anno sono molti tornei che faccio e che perdo al primo turno (4.4 attualmente) non riesco a toccare la palla che schizza o a rete o lunga o addirittura esce in corridoio inaspettatamente. Tutti errori che in allenamento non faccio troppo spesso, reggo almeno 6 o 7 palleggi, poi magari sbaglio. Non entra una prima, insomma un disastro. Non so più cosa fare, spendo soldi su soldi in tornei, corde, lezioni di tennis, ma sono entrato in un tunnel di sconfitte, forse sto alla 30esima tra tornei e circoli e chi mi conosce non crede ai miei errori. Mi sono rassegnato, oggi al torneo ho perso 36 16 con uno che nel 2010 ho battuto 62 63.
    Ho 36 anni portati bene, ma non so se forse il fisico comincia a cedere, eppure mi alleno nella corsa e nel tennis per 2 o 3 volte a settimana.
    Sento fiacca, pesantezza mentre sto in campo e non so da cosa possa dipendere. I miei colpi sono in top, anche il rovescio se sto in forma. Servizio potente e che da molto fastidio. Questo periodo è nero, esce tutto e non credo sia dovuto alla mente, l’unico pensiero che mi traumatizza è che continuo a perdere partite a raffica. Poi dico, almeno se lo meritassero, invece ecco là 1h di gioco e la partita se ne va per i miei errori! Anche contro i 4.nc incapaci di tenere una racchetta, ed io gioco dall’età di 14 anni!
    Mi sto veramente stancando, il tennis è un gioco ma c’è sempre un limite.
    Grazie e scusate los fogo!

  19. Mio figlio ha 14 anni gioca a tennis da quando ne aveva 7. Purtroppo però ha sempre fatto fatica a gestire l’ansia durante le partite in torneo e ultimamente nonostante abbia incrementato il numero di allenamenti settimanali questa difficoltà è aumentata portandolo addirittura a prendere in considerazione l’idea di abbandonare questo sport nonostante gli piaccia molto . Io come genitore sto provando ad aiutarlo a superare questo ostacolo ma non è facile.

    Lucio
    30/04/2017 alle 17:11

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