Perchè ‘mirare’ è importante

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Questo articolo è la prova che condividere informazioni con altri porta sicuramente ad un grosso arricchimento personale.

Nel mio lavoro, e soprattutto grazie a questa mia più o meno recente “avventura” su internet, sono venuto in contatto con moltissime persone e soprattutto con moltissimi Maestri professionisti che nella vita offline non avrei mai purtroppo conosciuto.

Uno di questi si chiama Paolo Spezzi ed è un Tecnico Nazionale della Federazione che molto gentilmente (insieme a molti altri) si presta a scrivere qualche articolo con le sue esperienze e dare qualche prezioso consiglio nell’altro sito che “dirigo” : uno dei suoi articoli infatti è lo spunto da cui nasce questa mia esperienza che può portarti dei benifici immediati al tennis … anche senza modificare tecnicamente il tuo colpo.

Nel suo articolo, infatti, Paolo condivideva il fatto che quando si gioca un colpo molto spesso si tende a “puntare” una non ben delineata zona del campo e questo portava, secondo la sua esperienza, ad essere molto meno precisi nel risultato del colpo.

Prova a mirare e vedi cosa succede

Come Maestro ho trovato interessante la sua esperienza e all’inizio della preparazione dei miei ragazzi di quest’anno ho provato ad applicarla per vedere cosa sarebbe successo … e mi sono reso conto che aveva ragione!

Parlando con i ragazzi (e forse anche tu faresti bene a farti la medesima domanda) ho chiesto “ma quando tu colpisci la palla … dove vuoi tirare? giochi verso una generica direzione, verso una tua zona più o meno grande o “vedi con la mente” il punto di atterraggio della palla?

Tutti quanti mi hanno dato una risposta molto generica e nessuno aveva bene in mente il proprio bersaglio preciso (il punto di atterraggio della palla).

Questo è veramente un grande errore per la tua precisione del colpo!

Io stesso quando gioco un colpo “voglio” che atterri in un preciso punto del campo, e se durante l’esercizio o il palleggio non ottengo il risultato che voglio, opero dei cambiamenti colpo dopo colpo per “raggiungere il centro del bersaglio” (proprio come alle freccette).

>Ho cominciato perciò a mettere dei bersagli molto precisi (un piccolo cono o addirittura una pallina) nel punto del campo dove desideravo atterrassero i colpi dei miei allievi e ho subito notato grossi miglioramenti in termini di capacità di direzione e di traiettoria verso il bersaglio.

E tu come puoi mettere in pratica questo consiglio?

comincia quindi nei tuoi allenamenti in palleggio o al cesto a porti dei bersagli PRECISI nel punto del campo desiderato (basta un bersaglio visivo come una pallina da tennis) e cerca di colpirli.

Logicamente sarà molto difficile raggiungere lo scopo, ma avrai sempre visivamente una buona idea di “quanto ti manca” per raggiungerlo ed il tuo colpo successivo avrà più possibilità di essere migliore del precedente perchè avrai ” dei dati a tua disposizione su cui ragionare”.

Attendo i tuoi commenti, alla prossima!

40 comments

  1. Mi fa molto piacere essere citato da un collega non capita tutti i giorni. Una ulteriore applicazione del concetto di mira la potete controllare se avete a disposizione un giocatore di ottimo livello cui chiedere di controllare la sua precisione. Vi accorgerete che lui sarà sicuramente più preciso di voi ma di certo non così infallibile come credete. E ulteriore esperimento chiedetegli di giocare alla sua massima velocità e vi accorgerete quanti errori grossolani e scarsa precisione sul bersaglio. Morale della favola ” nessuno giocatore di alto livello gioca alla sua massima velocità perché non riuscirebbe a dirigere la palla e i giocatori vi posso assicurare che preferiscono sapere dove tirano piuttosto che tirare fortissimo senza saperlo. Grazie Max

  2. lo facevo quarant’anni fa sui campetti di val melaina (roma). quanto al bersaglio, certo, se sei comodo ci provi, se se anticipato, già è tanto rimandarla di là nel modo migliore (o meno peggiore) possibile.
    grazie, mi avete fatto tornare agli “anni verdi”.

  3. Mi fa piacere che un tecnico della F.I.T.si sia accorto dell’efficacia di queste esercitazioni a novembre del 2011,visto che nel libro”Tennis training” di Alberto Castellani,pubblicato per la prima volta nel maggio 1996,sono descritte dettagliatamente.Meglio tardi che mai…A Vs.diposizione buon lavoro a tutti. Alberto.

    1. Scusami Alberto ma questa tua “vena polemica” nei miei confronti non la capisco… pazienza! Purtroppo questo è il paese dove tutti devono per forza sentirsi migliori e sindacare anche su cose che devono essere utili anche agli altri (magari non tutti sono “acculturati” come te).Un saluto

      1. Scusami tu Max,non volevo essere polemico ma soltanto collaborativo consigliando un testo che potrebbe essere utile a tutti coloro che educano al tennis.Non sono “acculturato” ma soltanto APPASSIONATO.Conservo tutti i tuoi articoli in una cartella per consultarli quando ne ho bisogno.Sempre a tua disposizione per uno scambio di opinioni,Alberto.

    2. anche se non ho letto castellani ti do ragione alberto …
      sarebbe sufficiente aver fatto qualche lezione con un qualsiasi maestro che
      si rispetti per aver provato questo esercizio del cono !

  4. tutto giusto.
    però vorrei capire come si può coniugare il fatto di mirare all’obbiettivo con quello di continuare a guardare la pallina durante l’esecuzione del colpo; ho capito che potrebbe essere un po’ come il tiro con l’arco zen (io sono la freccia , io sono il centro del bersaglio, ecc) ma nella pratica per mirare devo guardare l’obbiettivo, perciò domando: quando , in che momento devo distogliere lo sguardo dalla pallina per guardare l’obbiettivo? thks

    1. Questo è un’ottimo dubbio, finalmente!
      Il bersaglio non va sicuramente guardato è sufficiente preporselo;
      guarda sempre la pallina da quando esce dalle corde dell’avversario a quando la impatti. Ciao.

  5. Max e Paolo,
    noi itaiani siamo un grande popolo, che fatica purtroppo a fare squadra e a mettersi d’accordo, dalla politica allo sport al mondo aziendale. Il vostro esempio sia beneaugurante ! L’unione fa la forza, sempre !
    Bravi !
    Ai miei tempi quando imparavo a giocare a tennis non c’era il web e ho accumulato esperienze limitate al club dove giocavo e ai pochi consigli che ricevevo quando facevo tornei fuori.
    Il consiglio da voi ricevuto oggi é FANTASTICO. Il target deve sempre essere un punto di riferimento. Se mi permettete, aggiungerei due punti che voi poi potrete sviluppare meglio:

    1.Usare il fondo, o il calcio della racchetta come mirino nei colpi da fondo. Curando di puntare con il calcio della racchetta il nostro obiettivo, ci gireremo meglio e per tempo. Puó funzionare anche nella risposta al servizio.
    NIck Bollettieri da spesso questo consiglio !

    2. Nei colpi sia da fondo che nel servizio mirare non alle righe o alla linea di fondocampo, ma a circa 30-40 cm di distanza, per avere piú tolleranza. Questo dovrebbe essere ancora piú accentuato con vento o condizioni non perfette di gioco, anche di salute fisica.

    Ciao, e grazie per l’opportunitá.
    Fabio Costa
    48 anni, italiano, giocatore di tennis della federazione Paulista, 2a classe.

    1. La tecnica di usare il fondo del manico della racchetta per mirare viene usato anche nel baseball (di cui sono stato allenatore). Bisogna indirizzare il pomello della mazza in direzione della pallina per avere maggiore possibilità di colpirla (nal baseball è molto più difficile che nel tennis). Applicare tale tecnica al tennis è senzaltro utile.

  6. Diciamo che io questa cosa ,l’ho incominciato ad usare quando faccio il servizio , cioè puntare visivamente il punto o l’angolo dove vorrei indirizzare la palla , e ho notato che qualche volta si centra la direzione, e quasi come se si predisponesse l’intero movimento ,lancio palla, movimento braccia ecc , per realizzare l’obbiettivo , è forse un caso?

  7. molto attente le osservazioni.
    la concentrazione funziona sopratutto se si riesci a mantenere la calma durante il colpo. non è una questione di velocità, ma di concentrazione.
    a volte lo sforzo fisico prolungato non permette la concentrazione e si arriva a sbagliare per questo motivo.
    credo che il bersaglio da utilizzare in allenamento non deve essere di piccole dimensioni, in quanto l’importante è tirarla lì. poi se anche si sbaglia di 30cm (naturalmente evitando di tirarla fuori) il colpo può comunque essere vincente senza prendere troppi rischi.
    per i due duellanti: è bello che ci siano discussioni, senza di queste lo sport non sarebbe così bello da giocare e vedere.
    Ciao a tutti.

  8. Grazie per i Vostri sempre importanti consigli. La tecnica in argomento è conosciuta, ma, ma come altre, in pratica poi spesso dimenticata, quindi ben vengano continue sollecitazioni.

    Un caro saluto. Carlo

  9. Da Michele Barile: A Paolo che ha dubbi per come guardare dove mandare la palla mentre la controlla per l’ impatto e ad Alberto Mazzella che dice “meglio tardi che mai” mi permetto, umilmente, di riportare quanto suggerisce lo psicologo Umberto Longoni (amico di Castellani). Per Paolo: “Sfruttare pienamente il rilassamento e l’immaginazione anche ad occhi chiusi e si diventa capaci di colpire il punto desiderato al cm”. Per Alberto: “Pensare sempre ed esclusivamente in positivo evitando le frasi inutili e sterili” (Tutto ciò nel cap. 8 del volume “Questione mentale”). Max ha dato e da a tutti noi tennisti centinaia di utili consigli e ogni buon consiglio è sempre attuale anche se ripetuto o rinnovato.
    Ai miei allievi propongo entrambe le cose e in campo piazzo asticelle con palloncini di vari colori ed altezza. Prima di impattare devono dire ad alta voce quale colore vogliono colpire. Più ci riescono più allontano il palloncino e lo sgonfio (e’ un espediente come mille altri ma, per me, la cosa più importante è che deve essere l’ allievo a fare la scelta preventiva e a confermarla ad alta voce. Quando diventa costante sarà l’ istruttore a proporre le variazioni per verificare la sua reattività alla situazione corrente (il tennis è sport di situazione….) In un filmato che trovate su youtube Murray colpisce con il servizio barattoli di palline a ripetizione sulla riga di servizio. Se lo fa lui perché non dobbiamo riuscirci noi? Chi lo vieta?

  10. io dico che i consigli si accettano tutti e sta a te carpirne l’utilità
    se il consiglio lo trovi utile per migliorarti persevera finche puoi
    se non ti dà cio che volevi e ti provoca stress fai un altro tipo di allenamento
    grazie continuate cosi I CONSIGLI NON FANNO MAI MALE

  11. Lo spunto lo trovato subito interessante. Io sono un autodidatta ed ho passato molto tempo ad allenare e cercare di imparare e migliorare il mio servizio.
    Ho sperimentato quindi molte possibili variazioni fino a trovare quelloche credo per la mia impostazione il più o meglio i diversi modi di servire.
    Ho utilizzato molto la tecnica della mira al servizio ed ho scoperto che funziona, perchè tu avendo visivamente un punto, una fascia da colpire ti concentri su quel punto e piano piano il servizio è diventato sempre più preciso.
    Non l’ho mai sperimentato durante il gioco, ma credo che funziona anche negli scambi.
    Buon lavoro e grazie

  12. Grazie per i consigli sono utilissimi, e per il tempo che metti a disposizione degli altri, per quanto riguarda la polemica ognuno è libero di accettare o meno quello che scrivi, d’altronte e un sito aperto a tutti e non tutti sono maestri, forse qualcuno è maestro nel rosicare…….

  13. Il campo è fermo e mentalmente lo conosci molto bene. La mira in un determinato suo punto è una scelta che fai sempre ancora prima della preparazione al colpo e dipende ovviamente, dalla posizione dell’avversario, dalla velocità dello scambio, dal punteggio ecc. La palla, è l’unica che si muove: guardala sempre! pensa a Roger quando colpisci! Ciao e grazie davvero per i tuoi utillimi consigli. Elvio

  14. Caro Alberto, vorrei solo dirti che il tennis è uno sport e in quanto tale esige regole di comportamento come il rispetto ecc.ecc.. Queste regole però dovrebbero valere in campo ma soprattutto fuori dal campo, ovvero, anche in situazioni come questa in cui polemizzi con un maestro sui consigli da inserire sul suo sito!!! Spero ti sia reso conto della gaffe e che ti scuserai con Max oltre che con tutti quei tennisti che non si possono permettere lezioni di tennis che non erano a conoscenza di quanto sopra.
    P.S.: Scusa se m’intrometto Max, nn hai bisogno di difese, ma mi sono sentito chiamare in causa.

  15. Caro Max,
    sono un tuo collega, ci siamo già sentiti tempo fa a proposito del rovescio. Sono diversi anni che utilizzo tale metodica, in quanto mi sono reso conto che la maggior parte degli allievi, per non dire la totalità, quando gioca pensa a tirare la palla oltre la rete, con vaghe idee se tirarla a destra o a sinistra del campo. Memore di un esercizio fatto i primissimi giorni della scuola maestri, ho disegnato un cerchio di circa un metro e venti di diametro a 3/4 campo, invitando gli allivi a palleggiare dentro il cerchio. Inizialmente era da piangere, sembrava che un diavoletto deviasse le palle tutte fuori. Mi resi conto che nel momento di colpire non c’era la minima idea di dove tirarla. Alla base c’era una incapacità di controllare il colpo. Feci anche un sondaggio sulla dinamica del pensiero prima di arrivare a colpire. Un macello! Quindi ho dovuto far capire, che mentre stiamo cercando la palla dobbiamo pensare dove tirarla, e per farlo, come dovremo posizionare i piedi per avere degli appoggi che ci assicurino equilibrio e spinta. Così con la mia infinita pazienza ho cominciato a razionalizzare il pensiero dei miei allivi ed avere subito le prime soddisfazioni.
    E’ doveroso ricordare, che per essere precisi ci vogliono allenamenti continui e con un grande impegno mentale, vivendo ogni particolare a livello di sensazione, poichè le sensazioni operano in profondità, quindi sono fondamentali per un buon apprendimento.
    Grazie per avermi dato questa opportunità.

  16. c’è un altro vantaggio indotto dall’abito mentale di puntare un obiettivo a cui mirare prima di colpire la palla : ti obbliga ad anticipare ogni fase del colpo , a partire dal momento in cui la pallina “esce” dalla racchetta dell’avversario .

  17. NEL PROSEGUO DEI SUGGERIMENTI , NON POSSONO MANCARE INIZIALMENTE I BIRILLI. QUANTI IN UNO SPAZIO DELIMITATO DIPENDE DALLE CAPACITA’ DELL’ALLIEVO. AD ALTI LIVELLI NON BASTA TIRARE IN UNA ZONA, CIO’ DETERMINA UN RECUPERO DELL’AVVERSARIO.

  18. Credo che le persone devono imparare ad apprezzare ogni consiglio anche se lo stesso consiglio è stato scritto in qualche libro. Credo che si debba imparare ad apprezzare una persona che trasmette la propria esperienza. Credo anche che tante persone sono polemiche per partito preso e che potevano essere le stesse persone ad inventare un forum del genere.
    Grazie a tutti

  19. Premetto che gioco solo da 2 anni a tennis ma vi posso assicurare che non potrei mai piu’ vivere senza!Questa mia passione mi ha portato ad imparare tante cose, ad avere tante risposte ma ancora tanti dubbi.Uno di questi riguarda proprio il fatto di mirare e di guardare la pallina fino al momento dell’ impatto con le corde.
    Alcuni maestri/e ritengono che per mirare sia assolutamente necessario guardare la pallina fino al momento dell’ impatto con le corde, ma altri tra cui un ex wta n° 260 del mondo (mia conoscenza) ritengono che sia una cosa personale.(questa ex wta n° 260 del mondo ad esempio fissa la pallina fino a 50 cm circa prima dell’ impatto)
    Ho notato pero’ che in tutti gli slow motion dei colpi dei professionisti/e, tutti, ma proprio tutti, fissano la pallina fino al contatto con le corde.(federer piu’ di tutti)
    Inoltre visto e considerato che in tutti i colpi ci sono degli elementi chiave uguali per tutti ed acuni elementi “personalizzabili”(ad esempio il finale del dritto per federer davanti al braccio sx, mentre per nadal sopra la testa) qual’ é la cosa giusta da fare?
    Il fatto di fissare la pallina fino all’ impatto con le corde é un elemento chiave oppure é una cosa personale?
    Vi prego qualcuno mi risponda!!!

    1. Cara Roberta io personalmente credo che più si è principianti più sia importante guardare fino all’impatto la palla.È stato studiato che un giocatore esperto per capire esattamente dovrè andrà la palla avversaria ha bisogno di avere meno punti di riferimento riguardo alla traiettoria della palla, tanto è vero che io riesco a colpire regolarmente senza sbagliare una palla da dietro la schiena che quindi non vedo assolutamente (e non mi sono allenato a farlo, mi è venuto col tempo).Io mi porrei questo problema se hai difficoltà a centrare la palla con le corde, ma se invece regolarmente colpisci bene al centro del piatto non mi creerei preoccupazioni inutili. Ciao

  20. Al di la del facile commento che sembra la scoperta dell’acqua calda mi sembra doveroso ricordare che a livello qualsiasi da 4.6 in poi il problema e’ che ogni volta che la palla ritorna il target cambia e quindi allenare con un target fisso e ripetitivo serve poco..meglio piu bersagli e chiamarli mentre la palla e ancora in arrivo… Per lo meno si allenano le reazioni a diversificare..senza nessuna polemica pero’.. Solo un po di fantasia in piu’.. Ciao a tutti.. Teacher

  21. Gioco a tennis per puro piacere ma essendo un insegnante di Educazione Fisica ed istruttore di un altra disciplina, porrei l’attenzione su quanto ha accennato Mario Ferro, ovvero affinare la capacità in qualunque allievo a concentrarsi sulle sensazioni che si provano nell’eseguire un colpo.
    La maggior parte delle persone cercano solo di automatizzare un movimento ma non pongono affatto l’attenzione su cosa hanno provato durante il movimento.
    Le “sensazioni” mi dicono subito se un colpo è giusto o sbagliato prima ancora che arrivi a bersaglio.
    Operando in questo senso, si riescono a ottenere risultati positivi in tempi ridotti,
    è ovvio che non si possono abbassare i livelli di attenzione e l’allenamento diventa più pesante, ma il feed-back positivo è assicurato e il gesto si perosonalizzerà automaticamente.

  22. E’ un metodo che funziona! Io già lo adopero infatti faccio pochissimi errori e per questo nel mio circolo sono conosciuto, però mi manca la velocità di palla. Comunque grazie e saluti i vostri consigli sono sempre utili.

  23. in genere faccio questo esercizio con la battuta, posizionando i coni agli angoli del box e provando a colpirli. mi avvicino molto quando riesco a tenere l’angolo visivo aperto su tutto il movimento del servizio + la porzione di campo dove è posizionato il cono anziché avere uno sguardo focalizzato sui singoli particolari di quel movimento e separatamente del cono. a dire il vero questo succede anche con il diritto, quando mantengo la visuale aperta sul colpo inclusa la porzione di campo dove voglio tirare in genere il colpo è preciso. ho imparato questo aspetto analizzando il diritto di federer: quando sta per colpire la palla china la testa verso destra per apriva un angolo visivo della porzione di campo dove intende tirare ma allo stesso tempo mantiene all’interno della visuale anche il movimento del diritto, e il risultato lo conosciamo tutti!

  24. tutti suggerimenti eccellenti come sempre non ho,però ,den capito il fatto
    di mirare con il fondello della racchetta, dove posso trovarlo spiegato in mo-
    do più dettagliato? Grazie a tutti

  25. Fermo restando che io adoro Max Grancini e non so come ringraziarlo per l’impegno che si e’ assunto nella diffisione di queste tematiche sul web.
    Mi fa impazzire anche Alberto Castellani e tanti altri che contribuiscono con tale passione alla promozione del nostro sport preferito.
    Pero’ davvero… e lo dico senza alcuna polemica, ma come commento fra amici che fanno 4 chiacchere al bar….
    Ma io non posso credere che per uno come Max, questa cosa del birillo da mirare sia una sorpresa, una novita’ o qualcosa di cosi innovativo da scriverci un articolo posto in quei termini.
    Penso sia piu il frutto di una strategia esca, per invogliare piu persone a leggerlo!
    Lo dico perche esercitazioni del genere sono proposte da qualunque scuola tennis/accademia/maestro/istruttore/allenatore piu o meno da sempre… circa 35 anni fa io frequentavo Lizzano in Belvedere, Centro Federale Estivo FIT, come allievo, avevo circa 11 anni… si facevano cesti interi di servizi, dritto o rovescio, puntando ai bersagli!
    Addirittura, sul campo n.1 di Lizzano,chi c’e’ stato lo ricordera’, sul muro di recinzione laterale c’erano attaccati dei quadrilateri (bersagli) in alluminio colorato…. noi allievi dovevamo disporci su una fila lungo il corridoio opposto e dovevamo servire mirando quei target. Ogni volta (raramente) che si riusciva a compirli, facevano un frastuono che ancora ricordo dopo tutto questo tempo, tanta era la soddisfazione di averne centrato uno!

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